Di nuovo a Scuola d’Europa!

Sabato scorso ho vissuto un’esperienza intensa, che mi ha segnato profondamente. Insieme a Daniel Baissero e Francesca Gravner, sono entrata in una classe terza del liceo scientifico Duca degli Abruzzi di Gorizia e per due ore ho raccontato e smontato alcune delle falsità riguardo all’Europa che vengono spesso ripetute da molti euroscettici. Alla fine della lezione, un ragazzo si è avvicinato a me e ha espresso il suo forte interesse per il tema. Ci ha chiesto come fare per tenersi informato e quali corsi di laurea potrebbero dargli delle conoscenze specifiche sull’Europa. “Sapete, i miei genitori a tavola parlano di politica e di attualità e io, invece di fare altro, li ascolto”. Le mele non cadono mai lontano dall’albero, tuttavia grazie a quell’unico ragazzo a fine giornata ho avuto la sensazione di aver vinto.

di Laura Botti

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A scuola d’Europa

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Tra oggi, 2 maggio, e venerdì, 4 maggio, al Liceo delle Scienze Umane si parla di Europa. A guidare alcuni gruppi di lavoro, grazie alla disponibilità della dirigenza scolastica, i rappresentanti della sezione giovanile dell’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia: euroscetticismi, ambiente e mobilità internazionale.

Non ci aspettavamo un così alto livello di attenzione da parte di una classe di giovanissimi su un tema così complesso come gli euroscetticismi. Invece, gli approcci che Elisa Contin ed io abbiamo proposto a questioni tra le più gravi per la sopravvivenza dell’Europa hanno prodotto interesse, dibattito e riflessioni condivise. Evidentemente anche in una seconda liceo c’è la percezione dell’importanza dei valori europeisti ed il pericolo – politico, economico, culturale e sociale – che gli euroscetticismi portano con sè.

In altre due classi sono stati affrontate, con la guida di Francesca Gravner, Virginia Quarantotto Vittori, Ilaria Dal Pio Luogo, Daniel Baissero e Simone Porta, una serie di problematiche ambientali e relativi approcci a livello europeo, oltre ai programmi relativi alla mobilità, volontariato, tirocini dedicati dall’UE ai giovani.

Il lavoro con i liceali dello Slataper proseguirà facendo ruotare i gruppi sui diversi temi in modo da aver realizzato, al termine dell’esperienza, una panoramica che, viste le risultanze della prima giornata, crediamo lascerà utili tracce per futuri personali approfondimenti.

di Angelica Stasi (da “Piazza Traunik”).


Invito incontro “Bridges and Borders” 21 Ottobre 2016

“Bridges and Borders”

A quasi sessant’anni dalla firma del Trattato di Roma, il processo di integrazione europea, caratterizzato da una espansione continua, ha finito con il riguardare ben 28 Paesi. Nel contempo, si è assistito all’aggravamento di una crisi che si è manifestata sia nell’economia che nella società con il fenomeno delle migrazioni di massa. La debolezza di una risposta europea ha viceversa favorito la tendenza al ritorno verso lo stato nazionale con il ripristino dei confini in vari Paesi europei. Con “Bridges and Borders” si vuole invece porre l’accento sul comune denominatore del consenso verso l’idea di collaborazione e maggiore integrazione europea, vale a dire verso la costruzione di ponti e non di barriere.

L’incontro si terrà venerdì 21 ottobre 2016 con inizio alle ore 17 presso la Sala Convegni del Best Western Gorizia Palace, Corso Italia n. 63, Gorizia.

Dopo i saluti del Presidente dell’Accademia Europeista Claudio Cressati e delle autorità sono previsti gli interventi di:

  • Lino Sartori, filosofo e docente universitario;
  • Alessandro Maran, Senatore della Repubblica;
  • Drago Kraljevic, già Ambasciatore della Repubblica di Croazia;
  • Willibald Richter, già Segretario Generale dell’Europazentrum di Graz (Austria).
  • Concluderà l’incontro lo scrittore Veit Heinichen.

A moderare Pio Baissero, Direttore dell’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia

Scarica il programma completo dell’evento e della manifestazione Eunet

Programma Venerdì 21 ottobre 2016

Programma EUNET 21-23 Ottobre 2016

 


Per evitare altre Parigi, Bruxelles…

Ve lo dico spassionatamente: non sono rimasto particolarmente turbato dall’attacco di questa mattina a Bruxelles. Me lo aspettavo, era nell’aria che altri attacchi terroristici si sarebbero nuovamente consumati nella nostra Europa. Era da capire solo quando e dove. Il Belgio è sicuramente un obiettivo delicato visto che ospita le più importanti istituzioni comunitarie, ma non solo. In quel paese, insieme alla Francia, ci sono tante aree urbane nelle quali ghetti etnici hanno avuto modo di proliferare con il passare degli anni. Penso al noto quartiere di Molenbeek, dove non è vero dire che vige la Sharia musulmana, ma dove comunque si possono tranquillamente instaurare basi per i potenziali attentatori. La risposta doveva già essere forte dopo i fatti di Parigi dello scorso novembre, ma oggi deve tornare a farsi sentire anche tra l’opinione pubblica, senza colpo ferire. I belgi, i francesi, gli inglesi, i tedeschi, gli italiani, tutti quanti gli europei, si rendano conto che la minaccia fondamentalista islamica esiste, che non può essere sconfitta se non da un coordinamento che ci coinvolga tutti: in un mondo globalizzato come questo, dove le tecnologie avanzano prepotenti, riunire le risorse disponibili è l’unico modo per essere sicuri di vincere in questa guerra. L’Unione Europea non deve assolutamente tornare indietro, ma continuare il suo percorso, che oggi è arrivato a metà. La sicurezza, la politica estera, la difesa devono essere comuni, con un esercito unico e un servizio d’intelligence ben funzionante da Roma a Stoccolma. Se i cittadini richiedono più sicurezza è giusto venirgli incontro, basta che lo si faccia sul serio. Operazioni militari vanno condotte nei punti più delicati delle nostre città, controllando ciò che viene detto e fatto nelle moschee e in altri centri di aggregazione, che sono diventati il punto di riferimento per chi si trova solo ed escluso. L’Isis mira alla guerra con l’Europa, intende creare uno stato di confusione e di paura e odio verso i musulmani che vivono su suolo europeo, anche quelli innocenti. Ce la sta facendo, visto che tanti di noi hanno iniziato a cedere a derive estremistiche e nazionalistiche, dettate da facili umori momentanei di rabbia vendicativa. La risposta europea deve essere civile: all’attentatore Salah, mentre cercava di fuggire, è stato sparato alle gambe per poi processarlo, non al petto per ucciderlo. Tiriamo fuori ciò che abbiamo conquistato di buono dopo secoli e secoli di storia, dimostriamo al mondo di essere persone civili pronti a combattere, ma anche ad aiutare chi è in difficoltà. Va al più presto approntato un serio piano di accoglienza dei profughi, non come quello che ha semplicemente passato la patata bollente ad una Turchia molto ambigua. Le persone che desiderano fuggire da guerre e morte troveranno comunque un modo per arrivere qua, per vie illegali. Vogliamo veramente creare altri ghetti dove i figli degli immigrati nasceranno e cresceranno con un sentimento di odio e chiusura verso gli europei, aumentando le file dell’esercito dell’Isis? Il nemico è già dentro nella nostra casa. Va estirpato al più presto, prima che trovi altri adepti tra disperati che vorrebbero essere solo cittadini europei.

di Daniel Baissero


Invito all’evento “WE Europeans”

Tutti i soci ed i simpatizzanti sono invitati a partecipare alla serie di conferenze “We Europeans”, in programma il 2 e il 3 ottobre, a Gorizia. Evento organizzato dall’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, l’Europahaus Klagenfurt e l’Europa Union Deutschland Berchtesgadener Land.

Potete visualizzare l’evento alla seguente pagina del nostro sito web: http://www.accademia-europeista.eu/event/we-europeans/

Un’ottima occasione per confrontarsi su temi di attualità tra cittadini europei, nella fattispecie italiani, austriaci e tedeschi, con l’intervento di esperti nelle più disparate materie. Immigrazione, moneta unica, politica estera, cittadinanza europea, cultura, opportunità lavorative… Dialogare insieme per ampliare il proprio punto di vista. La lingua di lavoro sarà l’inglese.

Il programma prevede due momenti: il 2 ottobre alle 18.30 i saluti delle autorità e dei responsabili dell’Accademia Europeista, a seguire la relazione “Threefold discrepancy challenge Europeans identity” di Johannes Maier, direttore della coordinazione europea del governo della Carinzia. Ci sarà poi la cena tra i partecipanti.
Il 3 ottobre alle 9.30 aprirà Pio Baissero, direttore dell’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia, con il workshop “introducing ourselves”, durante il quale i partecipanti si presenteranno agli altri. Seguirà la relazione di Stefan Wienecke, presidente dell’Europa Union Deutschland Berchtesgadener Land di Bad Reichenhall, “European citizenship: an opportunity for our common future”, con relativa discussione. Dopo il pranzo con Pasquale Antonio Baldocci, ambasciatore e direttore dell’ISPRI (Istituto per gli Studi di Previsione e le Ricerche Internazionali), ci parlerà di cultura ed educazione con la conferenza dibattito “The citizenship, Europe as an educational moment of an European identity”. Concluderà la giornata un tour a Gorizia e dintorni, con cena finale.

Il seminario si terrà presso la Sala Open Space di via Diaz 6 (galleria).


Presentazione del libro “E dei figli che ne facciamo? L’integrazione delle seconde generazioni di immigrati?”

Si è tenuta venerdì 12 luglio a Gorizia, precisamente nell’aula magna dell’Università di Udine (Polo Universitario di via Santa Chiara), la presentazione del libro del sociologo Marco OriolesE dei figli che ne facciamo? L’integrazione delle seconde generazioni di immigrati?”. Tale incontro, realizzato dalla stessa Università di Udine in collaborazione con l’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia e con Anolf Gorizia, è stato seguito da un numeroso e attento pubblico. Oltre a Orioles vi hanno preso parte il senatore Alessandro Maran e la sociologa Antonella Pocecco in un momento in cui nell’Europa aumenta la tensione sia per l’integrazione degli immigrati che per la radicalizzazione islamica. Secondo i relatori, nel Friuli Venezia Giulia la sfida della convivenza appare meno drammatica che altrove: ciò non significa che il problema vada sottovalutato.