Una svolta ecologica per la ripartenza

Una svolta ecologica per la ripartenza
11 Maggio 2020 accademia

“Che fine ha fatto l’emergenza climatica?” e “La ripresa dopo il coronavirus: una svolta ecologica dell’economia in un rinnovato rapporto con la natura”: questi i titoli di due conferenze tenutesi il 21 e il 22 aprile sulla pagina di Legambiente FVG, parte di un ciclo di incontri dedicati al tema ambientale in questo momento di emergenza sanitaria.

Nell’incontro di martedì 21 è intervenuto Filippo Giorgi, climatologo e direttore della sezione di Scienze della Terra del Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste, mentre mercoledì 22 ha presenziato l’incontro il presidente di Legambiente, l’ingegnere ambientale Stefano Ciafani.

Giorgi ha esordito affermando che, sebbene stiamo vivendo un periodo in cui l’ambiente tira un respiro di sollievo, grazie al lockdown mondiale, l’emergenza climatica è ancora in atto ed è necessario tornare a parlarne. Riporta, poi, alcuni eventi che dimostrano come la crisi ambientale si stia facendo sempre più presente anche in Italia, come la straordinaria acqua alta del novembre scorso, che Giorgi definisce una vera e propria inondazione, o la tempesta Vaia, fino alla siccità attualmente in corso che sta causando un abbassamento sempre più preoccupante delle acque del Po.

Paradossale, dice Giorgi, come il periodo d’oro che l’ambiente sta vivendo coincida con una crisi della società e delle sue attività, a dimostrazione della disconnessione tra il nostro modo di vivere e l’ambiente stesso. 

Le due crisi, però, hanno diverse e interessanti analogie, seppur si differenziano per lassi temporali che vanno dai 2-3 mesi nel caso della emergenza sanitaria a decenni o secoli per la crisi ambientale. 

Le analogie invece sono numerose: in entrambi i casi l’uomo è corso ai ripari solo con l’immediatezza del pericolo, senza più preoccuparsi delle conseguenze economiche delle soluzioni adottate. Per entrambe, è valsa la sottovalutazione del rischio, così come per entrambe ci vorrà una risposta globale, comune, con un comportamento responsabile individuale da parte di ogni cittadino. Infine, per entrambe le emergenze la società non è pronta ad affrontarne le conseguenze: la sanità non è in grado di sostenere i ritmi attuali di malati gravi, e in futuro non sarà in grado di gestire le alluvioni, gli allagamenti, e le migrazioni dovute ai cambiamenti climatici.

Secondo Giorgi, inoltre, la crisi del Covid-19 costituisce un’occasione storica per promuovere una ripresa economica che sia innovatrice, rispettosa di alti standard che tutelino salute ed ambiente, d’altronde strettamente connessi. Basti pensare che l’inquinamento dell’aria uccide dai 5 ai 7 milioni di persone all’anno, senza contare le conseguenza dell’inquinamento dell’acqua, dell’urbanizzazione selvaggia o della fertilità del suolo gravemente compromessa dall’agricoltura intensiva. 

La ripresa quindi, dovrà avvenire in maniera coscienziosa, evitando il ritorno automatico alla vita e alle abitudini pre-coronavirus.

Filippo Giorgi, climatologo e il direttore della sezione di Scienze della Terra del Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) di Trieste.

 

Ciafani, ingegnere ambientale di formazione, ha analizzato il settore degli spostamenti: se da una parte l’uso di mezzi propri ci permetterà di muoverci rispettando il distanziamento sociale, dall’altro questo causerebbe un impennata delle emissioni e un congestionamento del traffico nelle grandi città, rendendole invivibili. 

Legambiente, oggi, non solo porta avanti riflessioni ed analisi sul futuro post emergenza sanitaria, ma è anche attiva nel proporre alternative applicabili concretamente alla nostra realtà: una di queste riguarda gli spostamenti, proponendo una soluzione che tenga conto di entrambe le emergenze, con riduzione del traffico e mantenimento del distanziamento sociale necessario, una soluzione alla portata di tutti: la bicicletta. Aumentare gli investimenti in infrastrutture che facilitino lo spostamento su 2 ruote e, nel frattempo, applicare della segnaletica orizzontale ben visibile per tracciare i percorsi attualmente mancanti.

Ciafani e  Giorgi  concordano su una ripresa in chiave green: ribadiscono come  oggigiorno abbiamo le tecnologie necessarie per farlo, ma che è necessario che la volontà politica si adegui alle esigenze ambientali e ne riconosca il carattere di emergenza. I punti su cui investire, secondo Giorgi, sono l’efficientamento energetico, evitando lo spreco attuale di circa il 30% nel settore alimentare e 60% nel settore energetico; l’uso delle energie rinnovabili, che consentono un utilizzo critico delle risorse. A tal proposito Giorgi riporta la paradossale situazione del settore petrolifero: l’estrazione non può essere bloccata ma il petrolio estratto è invendibile, tanto da essere bruciato dalle compagnie stesse; al contrario, con la produzione energetica da impianti eolici, in caso di surplus di energia è sufficiente interromperne la produzione, senza alcuno spreco. Anche economicamente c’è una convenienza tangibile nell’investimento in energia rinnovabile, eppure lo scorso anno sono stati stanziati 19 miliardi alla produzione di combustibile fossile contro i 15 miliardi per il settore delle rinnovabili, come riporta Ciafani, a dimostrazione del fatto che le scelte politiche attuali sono ancora orientate a un modello economico-produttivo che non tiene conto dell’ambiente. 

Altre azioni necessarie sono la promozione dell’economia a Km 0, sia a livello domestico che industriale, nonché la riduzione della disparità sociale, attualmente ampissima. Giorgi, a tal proposito, riporta i dati relativi alla ricchezza mondiale, che è detenuta nella misura del 50% dall’1% della popolazione. Questo ha come conseguenza una fragilità grave dell’intero sistema mondiale, perché la maggior parte della popolazione è vulnerabile. Una maggiore equità sociale renderebbe, invece, il sistema più solido e resiliente ai cambiamenti. 

Infine, gli ospiti rispondono alla stessa domanda: cosa abbiamo imparato da questa situazione di emergenza?

Ciafani riporta l’esperienza positiva dello smart-working, con la conseguente riduzione delle emissioni causate dagli spostamenti, e l’evidenza lampante della necessità di investire nella digitalizzazione. Giorgi, invece, è meno positivo a riguardo: afferma, infatti, che in Italia si agisce per principio di emergenza, quando invece si dovrebbe promuovere la cultura della prevenzione. A tal proposito anche Ciafani riporta la necessità, in capo ambientale, di investire in prevenzione: nelle infrastrutture di depurazione, riciclo e trattamento dei rifiuti, in modo da evitare di dover affrontare ulteriori emergenze ambientali. 

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente

Entrambi, infine, concordano sulla necessità di un cambiamento culturale (tra cui la proposta di Giorgi di inserire l’educazione ambientale tra le attività formative scolastiche) come strumento di conversione delle nostre abitudini.

Siamo chiamati tutti a agire consapevolmente nel rispetto dell’ambiente, scegliendo liberamente e criticamente quali beni di consumo acquistare, perché è necessaria una risposta globale e coerente per ottenere dei risultati concreti. 

Il cambiamento di cui abbiamo bisogno deve saper arrivare ad emissioni 0 nel giro di vent’anni e per farlo ha bisogno di tutto il nostro impegno. Sarà una conversione a 360 gradi, da nord a sud, con l’impegno di ogni singolo cittadino, o non sarà.

di Diletta Ferlat e Marina Rossini

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