Presentazione Rassegna Europea – 22 giugno 2018

Foto della presentazione del nuovo numero della nostra rivista “Rassegna Europea”, tenutasi presso gli amici dell’agriturismo Gartroz Larosadigorizia che hanno allietato la serata con un ottimo banchetto di cucina tipica goriziana! Con noi l’Ambasciatore Antonio Pasquale Baldocci, presente alla firma dei Trattati di Roma del 1957, e il dott. Drago Kraljevic, già Ambasciatore per la Repubblica di Croazia a Roma, a cui è stata consegnata la tessera d’onore di socio dell’Accademia Europeista del FVG.

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Di nuovo a Scuola d’Europa!

Sabato scorso ho vissuto un’esperienza intensa, che mi ha segnato profondamente. Insieme a Daniel Baissero e Francesca Gravner, sono entrata in una classe terza del liceo scientifico Duca degli Abruzzi di Gorizia e per due ore ho raccontato e smontato alcune delle falsità riguardo all’Europa che vengono spesso ripetute da molti euroscettici. Alla fine della lezione, un ragazzo si è avvicinato a me e ha espresso il suo forte interesse per il tema. Ci ha chiesto come fare per tenersi informato e quali corsi di laurea potrebbero dargli delle conoscenze specifiche sull’Europa. “Sapete, i miei genitori a tavola parlano di politica e di attualità e io, invece di fare altro, li ascolto”. Le mele non cadono mai lontano dall’albero, tuttavia grazie a quell’unico ragazzo a fine giornata ho avuto la sensazione di aver vinto.

di Laura Botti

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9 maggio 2018 – Festa d’Europa

In occasione della Festa d’Europa, ci siamo ritrovati in piazza Transalpina per parlare tutti insieme di Unione Europea. Assieme a noi presente l’ambasciatore Antonio Pasquale Baldocci, presente alla firma dei Trattati di Roma del 1957.

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A scuola d’Europa

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Tra oggi, 2 maggio, e venerdì, 4 maggio, al Liceo delle Scienze Umane si parla di Europa. A guidare alcuni gruppi di lavoro, grazie alla disponibilità della dirigenza scolastica, i rappresentanti della sezione giovanile dell’Accademia Europeista del Friuli Venezia Giulia: euroscetticismi, ambiente e mobilità internazionale.

Non ci aspettavamo un così alto livello di attenzione da parte di una classe di giovanissimi su un tema così complesso come gli euroscetticismi. Invece, gli approcci che Elisa Contin ed io abbiamo proposto a questioni tra le più gravi per la sopravvivenza dell’Europa hanno prodotto interesse, dibattito e riflessioni condivise. Evidentemente anche in una seconda liceo c’è la percezione dell’importanza dei valori europeisti ed il pericolo – politico, economico, culturale e sociale – che gli euroscetticismi portano con sè.

In altre due classi sono stati affrontate, con la guida di Francesca Gravner, Virginia Quarantotto Vittori, Ilaria Dal Pio Luogo, Daniel Baissero e Simone Porta, una serie di problematiche ambientali e relativi approcci a livello europeo, oltre ai programmi relativi alla mobilità, volontariato, tirocini dedicati dall’UE ai giovani.

Il lavoro con i liceali dello Slataper proseguirà facendo ruotare i gruppi sui diversi temi in modo da aver realizzato, al termine dell’esperienza, una panoramica che, viste le risultanze della prima giornata, crediamo lascerà utili tracce per futuri personali approfondimenti.

di Angelica Stasi (da “Piazza Traunik”).


Corso “La crisi dello Stato tra Nazionalismo e Federalismo”

Ciclo di tre incontri, svoltisi dal 12 al 31 gennaio 2018, con l’obbiettivo di fornire ai partecipanti la conoscenza dei più importanti momenti dell’attualità europea. Primo incontro: “Stato e territorio in ottica europea”, insieme all’europarlamentare Isabella De Monte. Secondo incontro: “Crisi dello Stato nazionale: il caso Catalogna”, a cura di Giulio Ercolessi, presidente della Federazione Umanista Europea avente sede a Bruxelles. Terzo incontro: “Società e Stato tra centralismo e federalismo”, a cura di Marco Cucchini, docente presso l’Università degli Studi di Udine.

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Per evitare altre Parigi, Bruxelles…

Ve lo dico spassionatamente: non sono rimasto particolarmente turbato dall’attacco di questa mattina a Bruxelles. Me lo aspettavo, era nell’aria che altri attacchi terroristici si sarebbero nuovamente consumati nella nostra Europa. Era da capire solo quando e dove. Il Belgio è sicuramente un obiettivo delicato visto che ospita le più importanti istituzioni comunitarie, ma non solo. In quel paese, insieme alla Francia, ci sono tante aree urbane nelle quali ghetti etnici hanno avuto modo di proliferare con il passare degli anni. Penso al noto quartiere di Molenbeek, dove non è vero dire che vige la Sharia musulmana, ma dove comunque si possono tranquillamente instaurare basi per i potenziali attentatori. La risposta doveva già essere forte dopo i fatti di Parigi dello scorso novembre, ma oggi deve tornare a farsi sentire anche tra l’opinione pubblica, senza colpo ferire. I belgi, i francesi, gli inglesi, i tedeschi, gli italiani, tutti quanti gli europei, si rendano conto che la minaccia fondamentalista islamica esiste, che non può essere sconfitta se non da un coordinamento che ci coinvolga tutti: in un mondo globalizzato come questo, dove le tecnologie avanzano prepotenti, riunire le risorse disponibili è l’unico modo per essere sicuri di vincere in questa guerra. L’Unione Europea non deve assolutamente tornare indietro, ma continuare il suo percorso, che oggi è arrivato a metà. La sicurezza, la politica estera, la difesa devono essere comuni, con un esercito unico e un servizio d’intelligence ben funzionante da Roma a Stoccolma. Se i cittadini richiedono più sicurezza è giusto venirgli incontro, basta che lo si faccia sul serio. Operazioni militari vanno condotte nei punti più delicati delle nostre città, controllando ciò che viene detto e fatto nelle moschee e in altri centri di aggregazione, che sono diventati il punto di riferimento per chi si trova solo ed escluso. L’Isis mira alla guerra con l’Europa, intende creare uno stato di confusione e di paura e odio verso i musulmani che vivono su suolo europeo, anche quelli innocenti. Ce la sta facendo, visto che tanti di noi hanno iniziato a cedere a derive estremistiche e nazionalistiche, dettate da facili umori momentanei di rabbia vendicativa. La risposta europea deve essere civile: all’attentatore Salah, mentre cercava di fuggire, è stato sparato alle gambe per poi processarlo, non al petto per ucciderlo. Tiriamo fuori ciò che abbiamo conquistato di buono dopo secoli e secoli di storia, dimostriamo al mondo di essere persone civili pronti a combattere, ma anche ad aiutare chi è in difficoltà. Va al più presto approntato un serio piano di accoglienza dei profughi, non come quello che ha semplicemente passato la patata bollente ad una Turchia molto ambigua. Le persone che desiderano fuggire da guerre e morte troveranno comunque un modo per arrivere qua, per vie illegali. Vogliamo veramente creare altri ghetti dove i figli degli immigrati nasceranno e cresceranno con un sentimento di odio e chiusura verso gli europei, aumentando le file dell’esercito dell’Isis? Il nemico è già dentro nella nostra casa. Va estirpato al più presto, prima che trovi altri adepti tra disperati che vorrebbero essere solo cittadini europei.

di Daniel Baissero