Per evitare altre Parigi, Bruxelles…

Ve lo dico spassionatamente: non sono rimasto particolarmente turbato dall’attacco di questa mattina a Bruxelles. Me lo aspettavo, era nell’aria che altri attacchi terroristici si sarebbero nuovamente consumati nella nostra Europa. Era da capire solo quando e dove. Il Belgio è sicuramente un obiettivo delicato visto che ospita le più importanti istituzioni comunitarie, ma non solo. In quel paese, insieme alla Francia, ci sono tante aree urbane nelle quali ghetti etnici hanno avuto modo di proliferare con il passare degli anni. Penso al noto quartiere di Molenbeek, dove non è vero dire che vige la Sharia musulmana, ma dove comunque si possono tranquillamente instaurare basi per i potenziali attentatori. La risposta doveva già essere forte dopo i fatti di Parigi dello scorso novembre, ma oggi deve tornare a farsi sentire anche tra l’opinione pubblica, senza colpo ferire. I belgi, i francesi, gli inglesi, i tedeschi, gli italiani, tutti quanti gli europei, si rendano conto che la minaccia fondamentalista islamica esiste, che non può essere sconfitta se non da un coordinamento che ci coinvolga tutti: in un mondo globalizzato come questo, dove le tecnologie avanzano prepotenti, riunire le risorse disponibili è l’unico modo per essere sicuri di vincere in questa guerra. L’Unione Europea non deve assolutamente tornare indietro, ma continuare il suo percorso, che oggi è arrivato a metà. La sicurezza, la politica estera, la difesa devono essere comuni, con un esercito unico e un servizio d’intelligence ben funzionante da Roma a Stoccolma. Se i cittadini richiedono più sicurezza è giusto venirgli incontro, basta che lo si faccia sul serio. Operazioni militari vanno condotte nei punti più delicati delle nostre città, controllando ciò che viene detto e fatto nelle moschee e in altri centri di aggregazione, che sono diventati il punto di riferimento per chi si trova solo ed escluso. L’Isis mira alla guerra con l’Europa, intende creare uno stato di confusione e di paura e odio verso i musulmani che vivono su suolo europeo, anche quelli innocenti. Ce la sta facendo, visto che tanti di noi hanno iniziato a cedere a derive estremistiche e nazionalistiche, dettate da facili umori momentanei di rabbia vendicativa. La risposta europea deve essere civile: all’attentatore Salah, mentre cercava di fuggire, è stato sparato alle gambe per poi processarlo, non al petto per ucciderlo. Tiriamo fuori ciò che abbiamo conquistato di buono dopo secoli e secoli di storia, dimostriamo al mondo di essere persone civili pronti a combattere, ma anche ad aiutare chi è in difficoltà. Va al più presto approntato un serio piano di accoglienza dei profughi, non come quello che ha semplicemente passato la patata bollente ad una Turchia molto ambigua. Le persone che desiderano fuggire da guerre e morte troveranno comunque un modo per arrivere qua, per vie illegali. Vogliamo veramente creare altri ghetti dove i figli degli immigrati nasceranno e cresceranno con un sentimento di odio e chiusura verso gli europei, aumentando le file dell’esercito dell’Isis? Il nemico è già dentro nella nostra casa. Va estirpato al più presto, prima che trovi altri adepti tra disperati che vorrebbero essere solo cittadini europei.

di Daniel Baissero

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